“I have a call”, il primo album solista di Girless, è bellissimo!

Qualche anno fa venni a conoscenza (probabilmente per “colpa” di una compilation di Rockit) di una band romagnola, i Girless and the Orphan e senza farmi troppe domande (nel mio “stile”) schiacciai play e cominciai ad ascoltare Same names for different girls, titolo che trovai particolarmente evocativo … Scoprii che era il loro primo ep, roba folk, mezza acustica, un po’ acerba, ma che tra me e me mi fece pensare che tutto sommato suonava meglio di parecchi lavori più maturi che c’erano in giro in quel periodo. Nei tre anni successivi poi Everyday is a D-day (split registrato assieme ai Verily So), Nothing to be worried about except everything but you e The circle and the barrel (diviso in due parti) completano l’opera, opera più tendente al punk, ma sempre con una linea ben definita dove le sonorità folk rimangono decisamente in primo piano.

Un po’ di silenzio, forse troppo, mi chiedo che fine abbiano fatto, sono tre anni che aspetto qualcosa di nuovo …
Poi mi dicono “Hei, guarda che il 3 aprile esce il primo album solista di Girless” ed è così che mi trovo catapultato in un mondo fatto di una voce, bellissima, e di una chitarra acustica, altrettanto bella. Girless con il suo I have a call in questo caso è da solo, ma non lo sembra affatto, il miscelarsi della sua voce con quella chitarra è un qualcosa che suona come un orchestra, una polifonia semplice e delicata.

Ernest è il primo singolo estratto dall’album, dolce e delicato, da subito delinea quello che il disco vuole fare: emozionare. Emozionare in un modo differente dal solito, perchè questo non è uno dei tanti dischi “indie” degli ultimi anni, è un lavoro diverso e, parere personale, completamente nuovo nel panorama musicale italiano.
Sarà che Girless mi ricorda vagamente The tallest man on hearth (uno dei miei artisti preferiti in assoluto), sarà che sono un chitarrista acustico o che I have a call non è un semplice album, ma un progetto (“concept”) basato su otto storie di persone famose che si sono tolte la vita, saranno tutte queste cose, ma io l’ho trovato stupendo.

Alcuni pezzi suonano molto più “punk” di quanto ci si aspetti dopo aver sentito il brano d’aprtura. Mario ad esempio è una canzone aggressiva, dove il ritmo ed il peso della chitarra acustica sono portati al limite, stessa cosa accade per Luigi ed anche per Giuseppe che ha però un ritmo meno incalzante, Primo e Vlad sono due stupende ballate, arricchite da sottilissimi intrecci di voci, Virginia è invece un pezzo struggente e malinconico.
Sylvia, il brano che chiude l’album, è la traccia che cambia il volto dell’intero disco, perchè “arricchito” da una batteria e verso la fine anche un assolo di chitarra elettrica. Sylvia è a tutti gli effetti l’unica traccia dove sono presenti strumenti diversi dalla chitarra acustica, un pezzo quasi “rock” in un album acustico, privato di ogni “accessorio” superfluo, volutamente minimalista, un pezzo che chiude l’album esattamente come era stato aperto, spiazzando.

I have a call è un album davvero bello, che merita di essere ascoltato e discusso.
Lo potete sentire e scaricare qui:
https://girlessorphan.bandcamp.com/album/i-have-a-call

Ottimo lavoro Girless, ora attendiamo il tour!

Voto: 8

https://www.facebook.com/girlessorphan/?fref=ts
https://www.facebook.com/girlessacoustic/?fref=ts
http://www.stoprecords.it/
http://www.toloselatrack.org/
https://recordsetter.com/Tim-Tams-world-records

 

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Informazioni su Nive ()
Nato tempo fa, ha vissuto in un'epoca non sua, che a pensarci bene non è di nessuno. Si nutre di musica, vive di essa, vive per essa.

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